L’impatto economico dello Smart Working: quanto si risparmia e come cambiano i costi

In occasione degli eventi “Smart Working: quale valore per l’impresa?” organizzati in collaborazione tra Homnis e il Polo Tecnologico di Pordenone ho avuto modo di approfondire gli impatti economici dello smart working in una azienda di piccole/medie dimensioni.

In rete non si trovano molti contributi sugli aspetti economici, essendo oggetto di maggiore attenzione la produttività e il benessere del dipendente (https://www.lavoce.info/archives/50466/lavoro-agile-aumenta-la-produttivita/).

È possibile tuttavia calcolare in modo abbastanza semplice i possibili risparmi connessi ad un utilizzo estensivo e non emergenziale dello smart working, al fine di valutarne la concreta applicazione nella propria realtà.

Premettendo che non tutte le attività e funzioni aziendali si adattano ad essere svolte in smart working, quelle maggiormente interessate attengono tipicamente ad attività di data entry, assistenza post vendita, amministrazione, ricerca e sviluppo, comunicazione.

Anche l’attività commerciale può utilmente essere svolta in smart working (alcune aziende con un’impostazione “tradizionale” della rete vendita stanno sperimentando con successo questo approccio).

Per quantificare il potenziale risparmio è possibile procedere con la stima dei seguenti costi e spese:

  • delle spese di investimento necessarie ad attrezzare una postazione di lavoro (computer e relativo software), mobili, ecc., e/o delle spese per gli automezzi aziendali;
  • dei costi periodici legati alla disponibilità degli spazi (locazione/ammortamento, energia, riscaldamento e condizionamento, manutenzione);
  • dei costi periodici relativi al personale per trasferte (vitto e alloggio, biglietti, rimborsi chilometrici, indennità) o per buoni pasto.

L’elencazione, pur non essendo esaustiva, comprende le principali voci sulle quali lo smart working è suscettibile di avere un impatto economico.

Una volta completata la stima, è opportuno sommare ai risparmi delle spese di investimento, la proiezione dei risparmi sui costi periodici, considerando un arco temporale sufficientemente esteso (non qualche mese, ma alcuni anni) al fine di poter meglio apprezzare l’effetto complessivo in termini di minori investimenti e minori costi.

Al fine di individuare un range di valori, ho sviluppato un’ipotesi considerando l’applicazione dello smart working a 10 dipendenti, con una una ripartizione del lavoro al proprio domicilio per l’80% del tempo (4 giorni su 5).

Dall’elaborazione effettuata e sviluppata valutando diverse possibilità (utilizzo di immobili in locazione/proprietà, utilizzo di beni aziendali/ dispositivi personali del dipendente), è emerso un risparmio di costi per risorsa impiegata in smart working, oscillante tra i 450 euro e i 3.200 euro all’anno.

Esempio di risparmio ottenuto con smart working con struttura in locazione

L’ampiezza dei valori è dovuta, in particolare, alla natura degli spazi utilizzati, alla possibilità di ridurne l’utilizzo e alla possibilità di risparmio sulla voce “buono pasto”.

Nella simulazione considerata, queste due voci concorrono a determinare rispettivamente il 52% e il 41% dei risparmi massimi ottenibili. Quanto alle spese per l’uso degli spazi, queste risentono oltreché dalla tipologia di immobile utilizzato, anche dalla sua localizzazione (il costo medio mensile di locazione di un fabbricato industriale è una frazione rispetto a quello di un ufficio in centro città).

L’utilizzo di spazi in proprietà piuttosto che in locazione, così come l’utilizzo di un PC aziendale piuttosto che personale, non incidono significativamente sul dato economico complessivo (cosa diversa invece se guardiamo al profilo finanziario, in particolare per quanto riguarda l’utilizzo di un fabbricato in proprietà).

Nel valutare l’applicazione di questa diversa modalità di lavoro, si potrà considerare la possibilità di destinare parte delle somme risparmiate a ristorare i dipendenti dei maggiori costi da loro sostenuti (luce, riscaldamento, utilizzo proprio dispositivo) o per attivare o estendere iniziative di welfare aziendale.

Anche il dipendente può trarre vantaggio da questa modalità (oltre al già ricordato miglioramento della qualità di vita generalmente riscontrato dagli studi effettuati): considerato che il 70% dei dipendenti utilizza la propria automobile per recarsi al lavoro, e che oltre il 60% degli spostamenti ha una durata media del viaggio superiore ai 15 minuti, è stimabile un risparmio medio di carburante di oltre 1.000 euro all’anno.

In definitiva, laddove applicabile, questa modalità è suscettibile di portare vantaggi in termini di risparmi di costi sia alle aziende che ai dipendenti, senza pregiudicare la produttività, ma anzi incrementandola, insieme ad un miglioramento del livello di soddisfazione del dipendente stesso.

Crediti immagine in evidenza: “a man calculating invoices” di EU Social, licenza CC BY-NC-SA 2.0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *